Memorie

Brani di diari privati e album di ricordi per le avventurose vite degli emigranti, provenienti da archivi pubblici e privati e pubblicazioni.

1948, Da Bologna al fin del mundo, Daniele Triches, testimonianza pubblicata in Rosa María Tagliavini

Io mi ero diplomato nel [19]’46 e nel ’47 stavo lavorando alla costruzione del liceo di Belluno, stavo lì come assistente tecnico, e stavo nelle fondazioni. Poi nel ’48 sono partito per l’Argentina. In pratica ero un ragazzo, avevo 22 anni. […]

A noi bellunesi, l’ufficio del lavoro nostro, ci aveva detto che il Ministero della Marina chiedeva muratori e mestieri affini per la Patagonia. Abbiamo accettato e siamo andati a Genova perché lì c’era il consolato argentino che ci hanno fatto la visita medica e quelle robe lì, e poi, ci siamo trovati di colpo a questa impresa Borsari in formazione […].
Sono rimasto così male quando sono sbarcato la prima volta a Ushuaia! [sc. capitale della provincia della Terra del Fuoco] Non c’era niente, ma niente, niente, niente! C’era una strada principale, fango, dei pali di legno in mezzo alla strada con i fili della luce, pozzanghere… niente di quello che ci avevano raccontato. […]

Quando mi hanno mandato sul monte Olivia a codirigere la costruzione della centrale elettrica, ho trovato una baracca insieme ai peones cileni, mi sono dovuto fare il letto con delle pelli di pecora sotto, altre pelli cucite col filo di ferro per sopra, e per il cuscino avevo arrotolato una pelle di pecora e ci avevo messo sopra un asciugamano. Dormivo vestito con le scarpe. E poi mangiare come mangiavano i peones lì… pecora, caproni, non c’era altro… poi il caffè, Nescafé che veniva nei bussolotti, e in quei bussolotti avevamo fatto un certo impianto, un sistema per infilarci lo stoppino. Riempivamo il barattolo di Nescafé vuoto col petrolio, infilavamo lo stoppino, e quella era la nostra lampada! […]

L’abbiamo fatta noi la centrale elettrica! E poi ho fatto tutte le linee di alta e bassa tensione di Ushuaia. Sono partito su dalla montagna e sono arrivato giù in città a portare i pali dell’alta e bassa tensione. Un lavoro, in mezzo a quella “brughiera”!! C’erano dei cespugli di calafate, che è una pianta che da noi assomiglia a un mirtillo ma solo che lì era un cespuglio, e dicevano che chi avesse mangiato quel calafate sarebbe tornato lì di nuovo. Allora io non l’ho mai mangiata, nel dubbio! […]

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